
Male, molto male. Toppato alla grande, urge una correzione urgente, e urge sorpattutto rivedere tempi e modi di allenamento. Una disfatta di Caporetto senza appello nel mio esordio nella mezza maratona, causa una concomitanza di fattori che si sono abbattuti su di me in questa gara che alla fine si è trasformata in una semi-pagliacciata, anche se questo non ha influito in maniera particolare sul fallimento dei miei obiettivi di questa mezza. La maggior parte delle colpe infatti le attribuisco esclusivamente a me, anche se non sono mancati fattori esterni che mi hanno fatto girare i gioielli di famiglia. Bocciatura senza appello non solo alla mia prestazione, ma ai giudici della Fidal Sardegna, che in questa occasione si sono dimostrati disorganizzati, noncuranti della mole di lavoro che una mezza maratona comporta e soprattutto inspiegabilmente incompetenti. E bocciatura anche per chi ha organizzato questa gara, che spero si ravvedano in caso dovessero cimentarsi nuovamente in imprese simili. Ma andiamo con ordine.

La giornata si presenta praticamente estiva: esco di casa per andare a Ploaghe che il termometro segna 28°. Praticamente, Luglio inoltrato. La partenza prevista alle 16:00, scelta in una previsione di normale primavera, si rivelerà molto penalizzante, anche per motivi che spiegherò più avanti. Ma non c'è problema. Mi sento un pò stanco e dolorante dai carichi settimanali, ma confido che il mio corpo sappia reagire proprio in virtù degli allenamenti fatti, sarà purtroppo una scommessa persa. Parto dunque di buona lena, cercando un ritmo congeniale agli obiettivi che voglio raggiungere. Nonostante il primo tratto sia in salita (e neanche leggera, al contrario di quanto dicesse il programma), passo il 1° km in 3'48", bene mi dico, devo rallentare un pochino ma tutto sommato mi sento niente male. Qui inizia un piccolo problema. La salita non finisce più. Dalla partenza dello stadio fino a quasi il terzo km siamo sempre in pendìo, qualcuno comincia giustamente ad ansimare, avendo confidato come me nel piccolo tratto in salita pubblicizzato dagli organizzatori, quando poi si scollina si capisce un'altra verità abbastanza inattesa, il circuito cittadino da ripetere 5 volte non è "all'incirca in piano" come detto nella locandina, bensì un percorso metà in salita abbastanza dura e metà in discesa con la stessa pendenza. E qui son dolori. Ma non mi perdo d'animo, finché non arriviamo al "rifornimento". Bicchieri di carta semipieni d'acqua, il cui contenuto inevitabilmente si perde gran parte sull'asfalto all'atto di prenderlo in mano. La sete e l'arsura ci accompagneranno dunque per tutti i 21 km, e con l'inattesa estate non è un bel vedere. Qualcuno si ritira già al 10° km, tra questi anche un atleta di Ploaghe promettente della categoria Juniores che era partito ottimisticamente insieme al gruppo di testa. La mancanza d'acqua comincia a farmi desiderare di andarmene a casa, la gola perennemente secca e i tavoli con i bicchieri di carta sempre più lontani, dai quali comunque riusciamo a ricavare ben poco, ma cerco di resistere stoicamente. Passo ai 10 km in 38'50", mi sento ancora bene e la proiezione è abbastanza ottimistica, nonostante la sete, più avanti prevederò di poter finire abbastanza agevolmente tra gli 82' e gli 84', che non sarebbe male considerate le condizioni. Finché tengo un passo che mi proietta sotto i 4' al km, mi dico, sto andando bene.

Un atleta che avevo battuto ad Ozieri mi affianca e mi sorpassa con passo spedito, stupito mi accodo e aumento un pochino l'andatura. Più avanti scopro l'altarino: prendendo scorciatoie, ogni km e mezzo un suo amico lo inseguiva e lo incitava dandogli ogni volta una bottiglietta d'acqua. Non fossi così stanco mi avvicinerei al tipo per prenderlo a calci nel culo, ma lascio perdere anche il passo di quell'atleta, rischierei la disidratazione. I problemi iniziano dopo. Giunto al punto in cui i giudici di gara comunicano agli atleti quanti giri del percorso mancano, questi mi dicono "ultimo giro". Guardo l'orologio e capisco che c'è qualcosa che non va. Dovrebbe mancarne almeno un altro, questo dubbio mi distoglierà dalla concentrazione per tutta la durata del giro, pensando a due possibilità: o i giudici hanno sbagliato oppure prima di tornare alla pista di partenza bisogna fare un giro diverso. Non capisco, e inizio a rallentare cercando di carpire qualche indizio, ma i miei compagni di viaggio sono spariti, davanti a me ci sono solo doppiaggi e dietro di me quelli che ho doppiato. La mazzata arriva nel punto in cui il giro precedente erano appostati i giudici: non c'era più nessuno. E qui inizia il panico. I riferimenti spariscono insieme ai giudici, non si vede più nessuno a indicare la via, niente di niente, qualche macchina sfuggita ai controlli rischia di metterci sotto, cerco qualche spiegazione da chi presidia le vie, per risposta mi trovo solo spallucce, mi fermo, provo a chiedere, nulla, mi giro e sbatto su una macchina parcheggiata, lì crollo totalmente. Riparto che ormai non tengo più neanche il ritmo di quelli che stavo doppiando, crollando in quello che mi sembra un 5'/km. Con lenta agonia mi trascino per il misero bicchiere di carta con poca acqua generosamente offerto dagli organizzatori, e ritorno al punto in cui dovevano, qualche secolo addietro, esserci i giudici per indicare agli atleti dove dirigersi: solo fantasmi. Non capisco più nulla, provo a seguire le frecce quando vedo qualcuno doppiato cambiare strada e andare verso il campo, ed ecco svelata la pagliacciata. In assenza di giudici, qualcuno pensava bene autonomamente di decidere quando la gara fosse finita e tornare al campo, dove nel frattempo i giudici stavano prendendo i primi arrivi. Con il morale sotto le scarpe e in un'agonia ancora peggiore di prima capisco allora che devo scendere pure io, che i giri li ho fatti tutti, e mi ritrovo a sorpassare un sessantenne che probabilmente poi sarà molto stupito di vedere il proprio tempo. Ma nonostante la strada verso il campo si in discesa, sono completamente inchiodato in un ritmo che con tutta probabilità si aggira intorno ai 5'30" e i 6' al km, se non peggio. Mi sorpassa Davide, che andrà a fare un ottimo tempo di 1h25', e mi sorpassa anche un altro amico di Nulvi, entrambi saranno tra i primi 15, mentre io faccio l'ultimo km in 7' circa, maledicendo i giudici ad ogni passo.
Ora, non mi resta che completare la preparazione, con le dovute cautele, alla mezza maratona dell'Asinara del 1° maggio, decisamente migliore sia sotto il profilo del percorso sia sotto il profilo dell'organizzazione. Per il momento lascerò da parte l'obiettivo di scendere sotto l'ora e venti, mi sono reso conto che per il momento non ne sono in grado, farò la mezza dell'Asinara cercando di capire due cose: come gestire meglio la corsa lunga e se è il caso di aumentare i carichi o prevedere un recupero migliore tra gli allenamenti. Decisamente negli ultimi giorni prima della gara non ho avuto proprio sensazioni positive, e questo devo segnarlo come qualcosa che non va.
Per ora non mi resta che leccarmi le ferite e smaltire la delusione.